Motivational

Ascoltare storie di una vita

Il Sig. Angelo è ospite in una casa di riposo dove svolgo settimanalmente attività musicale. L’ultima volta, durante l’incontro, metto in ascolto il Valzer Corinto. Mentre Elide, che non può stare ferma al suono di questo valzer, balla scatenata facendosi accompagnare dal girello (pochi lo sanno ma lei era ballerina e ha vinto parecchie bandiere nella sua vita), Angelo, seduto sulla sedia a rotelle, inizia ad accennare un movimento con le mani. Lo guardo attentamente, non l’aveva mai fatto prima. Ogni tanto quando sentiva una canzone della sua gioventù scoppiava in lacrime. Talmente forte era l’emozione che non trovavo parole per consolarlo e il silenzio mi sembrava l’unica risorsa!

Alla fine del brano gli chiedo: “Angelo ma ho visto che muovevi le mani come suonassi una fisarmonica… la suonavi?”. Lui mi risponde con voce spezzata: “Si ma ora sono vecchio!” e scoppia in lacrime.

Angelo è nato nel 1923, di cose ne ha viste tante, di storie da raccontare ne ha tantissime e ogni tanto mi faccio raccontare qualcosa. Lo faccio con tutti i miei “nonnini”. Ti raccontano del viaggio di nozze, del lavoro che facevano, di quello che hanno vissuto. Per loro raccontare è importante per non dimenticare chi sono stati e chi sono.

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“Angelo, ma suonavi in un orchestra?” e lui: “Sì, suonavo nelle sale da ballo ma a volte anche per gli amici!”. E allora gli faccio una domanda. Sapevo che ogni tanto i musicisti in passato li mettevano a suonare seduti sul tavolo perché così la musica si sentiva meglio e tutti potevano ballare, e lui: “Sì sì, mi mettevano sul tavolo e io suonavo… ma ora sono vecchio”.

“Angelo, non sei vecchio, sei solo nato prima e hai tante storie da raccontare!”

Lui mi sorride…

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Freelance Mom

Entro nel nono mese di gravidanza

Due righe di aggiornamento…

E oggi entro nel nono mese di gravidanza… data presunta del parto 31 ottobre! Halloween! Non poteva che essere così! Interromperò al momento gli incontro si a offline che online per ovvie ragioni!

Spero che la condivisione di queste esperienze di canto in gravidanza possano davvero essere utili a tutte le mamme che attendono il loro bebé e che desiderano trasmettere le sane vibrazioni del canto al bambino. Eh sì perché lui o lei o loro vi sentono e sanno che siete le loro mamme.
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Il canto è strettamente legato al nostro corpo e questi meravigliosi cambiamenti che si provano nel corpo nel periodo della gravidanza sono talmente strani che nessuno ne parla mai. Per questo diventa fondamentale la condivisione tra mamme in collaborazione con ostetriche e il raccontarsi diventa parte di un percorso veramente ampio verso la maternità.

Bene, detto questo, vi racconto che venerdì sera sono andata a dormire, apparentemente con una pancia normalissima, piccola e tondina, come sempre. Il sabato mattina mi sono svegliata con un pallone da basket! Enorme! Credo che continuerà a lievitare fino alla fine e dovrò valutare la camminata in stile papera!

Ormai in studio non sto più cantando, ho sospeso come dicevo le attività per riposare un po’ prima del lieto evento. Il reflusso aumenta sempre di più, non c’è nessun metodo che aiuti se non accettare che per il momento è così e basta. Cantiamo roba facile!! Evvai di ninna nanne!

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Cultura Musicale, Freelance Mom

5 consigli per lavorare con i bambini e la musica

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Quando si lavora con i bambini è necessaria una grande dose di pazienza e comprensione. Ogni laboratorio dedicato ai bambini è sicuramente per loro una grande scoperta. Ti ascoltano a bocca aperta mentre gli parli di musica o di arte. Si stupiscono per ogni minima cosa e io adoro quei visini e le loro espressioni di sorpresa. Ho pensato quindi di darti qui cinque preziosi consigli per lavorare con i bambini che ho raccolto grazie agli incontri musicali svolti nelle scuole primarie e d’infanzia e ti posso confermare che hanno funzionato molto bene:

  1. Devi sapere i loro nomi

Lo so che è difficile, soprattutto se hai una classe di venti bambini, ma è importante sapere i nomi per coinvolgere tutti nel momento in cui vedi che si sono distratti. Sapere i nomi ti dà la possibilità di fare delle domande al volo ad ogni partecipante, ad esempio quando si scrive un testo di una canzone tutti insieme e ognuno aggiunge la sua parte, una sorta di scrittura creativa… E poi come ti sentiresti se ti chiamassero “Ehi tu!”? Non è così difficile imparare i nomi, si possono memorizzare i posti a sedere, oppure usare dei fiorellini da colorare facendogli scrivere il nome e appiccicandoli con il nastro adesivo di carta al grembiule. Inoltre, è un ottimo esercizio per allenare la nostra memoria!

  1. La tua voce non deve essere monotona

L’utilizzo della voce è molto importante per mantenere vivo l’interesse. Mi ricordo di un professore all’università che utilizzava sempre lo stesso tono di voce, anche quando doveva enfatizzare le cose importanti. Una noia mortale! Soprattutto zero vitalità!

La storia del professore noioso la racconto ai bambini per spiegare loro le dinamiche della musica (pianissimo, piano, forte, ecc.) e loro si spanciano dal ridere. Quando si spiega è necessario utilizzare gli stessi principi delle dinamiche della musica! Ricordando che se li fate ridere, spiegando i concetti in simpatia, saranno più propensi ed entusiasti a seguirvi.

  1. Se fanno “rumore” abbassa il volume della voce e continua a parlare sorridendo…

Così nelle classi e così nei gruppi da due c’è il momento in cui sembra di essere alla fiera del bestiame. Se questo accade continua a guardarli in viso e abbassa il volume della voce e continua a parlare. Smetteranno di fare caciara! La curiosità di sentire cosa stai dicendo è più forte della voglia di fare rumore. Ad un certo punto ti troverai tutto il gruppo in silenzio e solo la tua flebile voce che sta continuando a parlare!  Provare per credere!

  1. Non dare mai per scontato

Non date mai per scontato niente… Che siano bimbi di cinque anni o di dieci non importa! Chiedetegli sempre se tutto è chiaro! Tanti per vergogna non vi diranno che non hanno capito quindi andate voi ad intuito a vedere le parti che potrebbero essere difficili e riproponete la domanda. Esempio pratico: avevo un gruppo di bimbi di cinque/sei anni che dovevano cantare “Doraemon” (la sigla del famoso cartone animato). Quando gli ho chiesto se c’era qualche parola difficile, tutti in silenzio.  Questi bimbi non sapevano ancora leggere e quindi va considerato anche il loro grande lavoro di memorizzazione del testo. Ho riguardato il testo e ho chiesto ai bambini se sapevano il significato delle parole “copter” e “bamboo”. Non lo sapevano, eppure la cantavano. E allora armata di gessetto e lavagna ho disegnato loro i due oggetti e gli ho spiegato che cosa fossero.  Il risultato è stato impressionante erano felici perché avevano già visto quegli oggetti in altre occasioni (il copter nel cartone animato e il bamboo in un documentario sui panda) ma semplicemente non ne conoscevano il nome!

  1. Devi sapere disegnare

Se avete bimbi piccoli che non sanno leggere, in realtà vale anche per i più grandi, dovete un minimo saper disegnare. Se proprio la matita non è il vostro pane armatevi di internet ed immagini. Molte volte associare una parola nuova ad un immagine è il miglior modo per permettergli di imparare i termini. La mente si ricorda bene delle immagini e l’udito dei suoni. Sui generi musicali abbiamo fatto questo tipo di lavoro utilizzando per ogni genere musicale un immagine adatta. Il genere che è piaciuto di più è stato il “country” che aveva come immagine lo stivale e il cappello da cowboy!

Spero che questi piccoli consigli possano essere utili per realizzare in serenità il tuo laboratorio musicale con i bambini. Se hai delle esperienze da raccontare, scrivi un commento.

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