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Motivational Singing: Osservazione precisa

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Dopo aver analizzato durante questi mesi la fede nella propria voce e l’assenza di censura, andiamo avanti con il prossimo dei quattro strumenti per sviluppare la propria creatività.

Se ti sei perso il post relativo alla fede nella propria voce lo trovi qui e invece il blog post relativo all’assenza di censura lo trovi qui.

Si parla sempre de “Lo spirito creativo” di Daniel Goleman. Questo libro devo dire che mi ha ispirata parecchio, soprattutto perché i suoi esempi chiari sono applicabili al canto come non mai.

Il terzo strumento per sviluppare la creatività è quindi l’osservazione precisa. Goleman ci dice:

Osservare in modo preciso significa guardare il mondo con la meraviglia e con la curiosità di un bambino e con la precisione di uno scienziato. Significa interessarsi a ogni cosa intorno a noi con una ritrovata consapevolezza.

Più chiaro di così! Questa consapevolezza è da ricercare anche quando studi canto. Ad esempio ti toccherà fare dei vocalizzi che a volte ti faranno sentire ridicolo e iniziamo ad immaginarci come potremmo apparire all’esterno, oppure su come la nostra voce sia brutta in quel momento. Ed è proprio lì che sbagliamo!

Devi riuscire a riportare la tua attenzione alle sensazioni che provi mentre fai l’esercizio. Attento non parlo di “emozioni” parlo di sensazioni tattili, ovvero il tuoi muscoli come si contraggono? Il diaframma sta lavorando bene? Hai respirato correttamente? La postura della tua bocca com’era? Tutto questo tira fuori lo scienziato che è in te e che comincia ad analizzare la voce come deve!

Tuttavia hai anche il bambino che è in te da tirar fuori e allora nel momento in cui devi fare un esercizio e sai che c’è il vicino di casa che magari è lì fuori che si bagna il giardino, non puoi limitarti e trattenere la voce, un bambino non lo farebbe. Un bambino canterebbe forte e giocherebbe con la voce scoprendo le diverse sfumature che può fare.

A chi studia canto consiglio sempre anche di ascoltare le voci dei cartoni animati. Nei cartoni animati c’è un quadro di mille colori e sfumature che la voce può prendere ed è davvero interessante.

Se inizierai a prestare attenzione a particolari che prima non avevi mai considerato, ti stupirai di quanti suoni potrai fare con la tua voce. Credimi, grazie all’osservazione precisa è come se avessi una telecamera puntata su di te che ti aiuta a rilevare gli errori e a correggerli. L’attenzione verso la postura, la posizione della bocca, la respirazione, l’emissione vocale è fondamentale per imparare a gestire i problemi e risolverli al volo!

Fammi sapere, tu sei attento a quello che fai quando canti o ti giudichi immediatamente senza darti la possibilità di ascoltare bene quello che stai facendo? Scrivi nei commenti e raccontami!

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Motivational Singing: Assenza di censura

In uno dei passati articoli abbiamo visto uno dei punti per sviluppare la propria creatività. Si trattava della fede nella creatività che ho modificato in fede nella propria voce (eh quante volte la perdiamo!)

Se ti sei perso l’articolo puoi leggerlo qui!

Proprio ieri parlavo con una ragazza (cantante, musicista ed illustratrice) che mi raccontava quante volte sia stata in lotta con la propria voce. Capire dove si vuole arrivare e cosa si pretende dalla propria voce è sempre difficile, l’importante è ricordarsi che la propria voce è unica e bisogna apprezzarla con le sue caratteristiche e le sue sfumature. Forse pretendiamo troppo? O forse la vorremmo diversa in base ai cliché della nostra cultura musicale? Può essere ma come sempre tutto si può migliorare.

Se registri la voce di un bambino di quattro o cinque anni, il bambino sentendosi si riconosce e la sua voce gli piace, così come quando vuole sbraitare dentro al microfono, facendo il sorrisino di uno che si vergogna. Ma continua a riconoscersi. A nove/dieci anni se il bambino sente la sua voce registrata la sente strana. Dai dodici in su la sua voce gli fa proprio “schifo”. Molto probabilmente perché ha maturato certi gusti e certe preferenze musicali e vorrebbe avere la voce dell’idolo del momento mentre tutto il resto non è sufficientemente accettabile.

Questo succede anche agli adulti finché si stufano e decidono di sperimentare e allora si divertono come pazzi a provare a fare dei suoni che non hanno mai fatto prima. Acuti, vocine da cartone animato e di tutto un po’. Alcuni ci riescono e altri no a causa della loro auto-censura.

La censura è in pratica la nostra capacità di (scusate il francesismo) romperci le palle mentre stiamo facendo un’attività. E’ il cattivo metodo di autosabotarsi mentre stiamo cantando. E’ quella vocina che ad un certo punto arriva nella testa e ti sta già dicendo che stai sbagliando il finale della canzone. Già però se a metà della canzone stai già pensando al finale che sbaglierai, stai dando poca importanza a quello che fai e quindi stai già sbagliando.

Daniel Goleman nel suo libro “Lo Spirito Creativo” afferma che “La voce della censura assume forme diverse. Quella interiore è in genere la più scoraggiante, ma c’è anche quella espressa dagli altri, che comprende giudizi culturali fra cui le regole dell’etichetta tese a scoraggiare comportamenti sociali “non convenzionali“. E direi che con questa frase ha vinto tutto.

La voce che sta nella testa può essere anche più cattiva. Ti può dire che non sei all’altezza, che non sei adeguato, che non ce la puoi fare, di lasciare perdere e così via. Le strade che puoi percorrere sono due o lasci perdere quello che fai, con tanta sofferenza perché magari era un’attività che amavi (e più adori fare una cosa più il senso di inadeguatezza si fa sentire) oppure prendi la situazione in mano e la tratti in modo costruttivo cercando di limitare quella vocina cattiva.

Non è una cosa assolutamente facile. Nessuno ha mai detto che sia facile combattere contro le famose “seghe mentali”. Nel momento in cui ti senti insicuro lei torna sempre alla carica quindi devi essere in grado di saperti difendere. Prova a concentrarti su qualcos’altro.

Provo a darti qualche piccolo suggerimento. Mentre canti pensa di essere in un luogo che ti fa stare bene. Pensa al tuo posto felice, pensa a qualcosa di bello, pensa a qualche evento che è accaduto e che ti fa stare bene. Cerca di concentrarti su quello che ti fa stare bene. Se cantare ti fa stare bene non c’è motivo che la vocina si faccia avanti.

Raccogli ogni vocina cattiva e immagina di buttarla fuori dalla porta. Tu non la vuoi mentre canti. Vero?

Con alcuni miei allievi che avevano questo problema è un gioco che facevo sovente (non importa l’età). Se vedevo che ogni loro sillaba era giudicata e stragiudicata gli dicevo di prendere il loro cervello, metaforicamente, e di buttarlo fuori dalla porta, con tanto di gesto e di calcio nel sedere al cervello. Un piccolo gesto che però alleggeriva la situazione.

Non è facile tenere la vocina cattiva lontano da noi, ma se si è liberi da ogni censura, se impariamo a non vergognarci, riusciremo cantare qualsiasi sillaba o dittongo in modo più sereno.

Chiediti: “Cosa penso mentre canto?”, “Mi sto godendo il momento?”, “Sto facendo bene quello che ho imparato?”.

Quando fai gli esercizi non giudicare la tua voce, ma giudica l’esercizio nel complesso. Immagina di avere una telecamera puntata su di te, ma non per fare show; una telecamera per imparare, una telecamera che è in grado di ascoltare le sensazioni e valutare i movimenti del diaframma, del viso. Una telecamera che ti aiuti in modo costruttivo.

Se hai bisogno di una mano a sconfiggere la tua vocina interiore nel canto, per te che stai leggendo questo post ho una sorpresa. Qualche lezione on line con me e ti darò degli strumenti per sconfiggere questa vocina, clicca qui!

Se senti la vocina criticona che arriva, cacciala, ignorala, noi non la vogliamo. Tu non la vuoi! Non censurare la tua creatività!
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Motivational Singing: Fede nella propria voce

title: Motivational Singing

Un giorno parlavo con una mamma che mi diceva che lei avrebbe sempre voluto cantare ma aveva accantonato questo suo sogno per lungo tempo. I motivi per cui accantoniamo una nostra passione sono i più svariati tra cui il tempo, la paura, l’insicurezza. Proprio queste ultime due, paura ed insicurezza, sono quegli elementi che ci bloccano, anche solo quando proviamo un esercizio di canto. Ecco lì spuntare tutti pensieri negativi tra cui: “Non ci riesco!”, “Non ce la farò mai”, che ci portano a fallire nel nostro intento.

Leggendo “Lo Spirito Creativo” di Daniel Goleman, ho trovato degli spunti molto interessanti applicabili anche al canto e al nostro essere mentre ci dedichiamo a questa attività. Goleman ci da quattro strumenti per sviluppare la nostra creatività e il canto ha veramente bisogno di creatività e di sperimentazione per poter provare suoni che non hai emesso prima ci vuole davvero fantasia.

In pratica, Goleman, individua quattro strumenti, molto potenti, che ci permettono quindi di sviluppare la creatività. Vediamoli:

  • La fede nella creatività;
  • L’assenza di censura
  • L’osservazione precisa
  • Le domande penetranti.

In questo primo articolo vedremo la fede nella creatività ma la trasformeremo in fede nella nostra voce. Tante ma tantissime persone partono con le lezioni di canto moderno sul piede di guerra contro la loro voce. Poverina, che avrà mai fatto?

Vediamo perché almeno un po’ di fede nella nostra voce dovremmo averla. Prima di tutto è un potentissimo mezzo di comunicazione, la usiamo per parlare, cantare, ridere, piangere, gridare. La usiamo per buona parte della nostra comunicazione. Ci permette di trasmettere i nostri stati d’animo senza doverci pensare. E’ una cosa così naturale che nemmeno ci facciamo più caso.

Un altro punto fondamentale è che la nostra voce è unica! Non ne esiste un’altra uguale. Può essere simile, vedi gli imitatori che riescono a rendere simile la loro voce ad altre, simile… non uguale. La tua voce è unica, il tuo timbro è unico perché la scatola che la contiene (il tuo corpo) è unico.  E allora perché ogni tanto la prendiamo in odio?

Se già ti stai facendo mille castelli e mille “seghe mentali” in testa è perché davvero ci tieni. La voce ce l’hanno tutti è il primo elemento che viene criticato musicalmente parlando e a volte anche senza la parola “musicalmente”. Es. cantante professionista canta e Peppino, che ha sempre cantato sotto la doccia, critica la tecnica vocale senza saperne niente.

Noi che amiamo cantare soffriamo di più se qualcuno ci fa una critica poco costruttiva e cattiva. Queste critiche fanno male, altroché se fanno male. Ci buttano giù tanto che quando apriamo la bocca la volta successiva abbiamo sempre il tarlo di Peppino (per non chiamarlo in altri modi) che è lì presente, finché non ce ne liberiamo.

Stesso tarlo ovvero pensiero costante, quando cantiamo una canzone e ci fissiamo su una nota, magari proprio quella nota alta che non riusciamo a raggiungere o magari quell’attacco difficile. E allora parti a cantare la canzone pensando continuamente al minuto X dove incontrerai l’ostacolo. Fermati!!! Se stai già pensando all’ostacolo vuol dire che stai già cantando male tutta la parte prima perché non gli stai prestando la giusta attenzione. 

E’ difficilissimo liberarsi di questi pensieri, ma si può .  Ci dobbiamo focalizzare su altri pensieri, altri punti di forza. 

La nostra voce è un amica su cui dobbiamo far affidamento senza doverci pensare, ci di dobbiamo fidare. Il nostro cervello, invece è un po’ più dispettoso.

Seguendo quello che ci propone Golemam in merito alla fede nella creatività, ecco qui le risorse interiori che abbiamo a disposizione e che ci dimentichiamo di avere:

  • Intuito: lasciarsi guidare dall’intuito, se quella canzone non viene perfettamente come quella del cantante originale, forse dovresti provare a metterci del tuo. Quella canzone è stata scritta per quel cantante e non per te. Prova a lasciarti guidare dal tuo intuito, magari ti arriva un lampo di genio che ti permette di creare una cover migliore della canzone originale.
  • Volontà: se non c’è volontà, puoi chiudere baracca e burattini perché senza la volontà di mettersi a fare gli esercizi e di volersi migliorare non si va da nessuna parte. Senza la volontà non si è in grado di sormontare i piccoli problemi e gli ostacoli che potremmo incontrare nello studio del canto.
  • Gioia: ricevere piacere dall’attività che stai facendo e godersi la ricompensa, che applicata al canto potrebbe essere intesa, godersi ogni respiro e la melodia che ne viene fuori, rilassandosi ed essere felici perché abbiamo un voce con cui poterci esprimere. Concetto anche alla base della cantoterapia.
  • Coraggio: è la prima delle risorse che ci permette di superare la paura e le critiche che tentano di fermarci. Travolgile con il coraggio, prenditi i tuoi rischi senza vergogna.
  • Comprensione: è quella “che ci permette di collaborare con gli altri e apprezzare i loro sforzi”, dice Goleman,  ma non solo anche i propri sforzi, aggiungerei. Quante volte i nostri cliché culturali (di bellezza vocale) ci hanno fatto odiare la nostra voce  e nonostante l’esercizio vocale, che non era uscito malaccio, abbiamo dimenticato di “celebrare” il nostro piccolo traguardo raggiunto? Se siamo in grado di comprendere gli errori e trovare una soluzione per risolverli, la comprensione è quella che ci permette di zittire la voce dell’autocensura che scoraggia l’assunzione del rischio.  No, no, non ci sono scuse! 🙂 Basta scuse!

Prendi queste risorse e applicale alla prossima canzone che canterai. Invece di pensare al punto difficile o alle critiche di Peppino, che continuerà a cantare sotto la doccia, chiediti:

  1.  Sto sperimentando abbastanza su questa canzone? Cosa posso fare per migliorarla o modificarla? (risvegliamo l’intuito e la volontà).
  2. Sono felice mentre sto cantando? Come mi sento mentre sto cantando? (risvegliamo la gioia).
  3. Adesso prendo e mi metto a cantare ovunque io sia… supermercato, scuola, lavoro… Non ti nascondere! (risvegliamo il coraggio).
  4. Mi sto lasciando andare veramente? Sono un tutt’uno con la musica? (risvegliamo la comprensione)

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