Tecnica Vocale

Non te la stai tirando sul palco!

Quali sono i movimenti da non fare sul palco!

Di scene strane, bizzarre e fuori dall’ordinario sul palcoscenico se ne vedono tante. Alcuni sono statici, terrorizzati, altri si muovono tarantolati. Altri non alzano mai la testa dal leggio, non guardano il pubblico e nemmeno i compagni della band. Altri fanno movimenti armoniosi, altri sono fuori tempo.

Dalla mia esperienza ti posso raccontare che appartenevo alla categoria del “sono fuori tempo e guardo il leggio”. Ho lavorato sul tempo con esercizi mirati sono riuscita a staccarmi da questo difetto. Imparare a suonare la viola e il violino mi ha permesso di suonare con altre persone e tutto ciò mi ha aiutato a sviluppare meglio il senso del ritmo. Mi sono accorta che precedentemente non ascoltavo il tempo della canzone nel suo complesso ma mi focalizzavo su uno strumento alla volta. Ecco perché andavo fuori tempo, magari seguivo tutte le note della chitarra e boooom!

Aver costruito anche un ottimo rapporto con il mio corpo mentre canto è stato utilissimo perché mi sono sentita più libera di esprimermi, fidandomi delle orecchie che avevo già allenato con l’ear training.

Il leggio, ora, lo utilizzo soltanto in concerti soft e intimi con il duo ma per i concerti con la band al completo, mi affido alla memoria. Ovviamente dopo aver studiato!

Su un palco o mentre canti, ci sono movimenti giusti e movimenti, che invece, ti rendono più difficile questa attività. Ad esempio, mettiti in piedi, prova a cantare una “A” e dondola un braccio. Hai sentito che onde ha fatto la tua “A”? Il controllo dei movimenti giusti ti permette di gestire al meglio la tua voce.

Vediamo ora quali sono i “movimenti no”, da evitare per aiutarti a mantenere il controllo della voce:

  • Dondolare avanti e indietro: se dondoli avanti indietro la tua voce, con o senza microfono, ha l’effetto di un’onda. La voce che riesci a portare i avanti verso il pubblico, in qualche modo torna indietro e viene portata via dal tuo movimento.
  • Scivolata di potenza: così chiamata nel film “Tenacious D” da Jack Black, la consiglio solo per chi ha le ginocchia buone. E’ un effetto scenico molto forte ma considera anche le dimensioni del palco.
  • Headbanging: figo, bellissimo, ma se avete già una certa età come me, ricordatevi della cervicale del giorno dopo.
  • Collo e braccia rigide: ogni rigidità del tuo corpo non ti permette di cantare in modo libero, la tensione si sente anche nella voce.
  • Lancio del microfono: Noooooo. E’ un comportamento che proprio non sopporto. Non riesco a vedere quelli che usano il cavo del microfono come un lazo. Ho un grande rispetto per l’attrezzatura e la sua manutenzione, in più, “giocando con il cavo in questo modo” il rischio che ti scappi di mano e faccia male a qualcuno è altissimo.

Ci sono movimenti utili mascherati da movimenti da show. Ti consiglio di guardare i live dei Big per capire cosa fanno e osservali con un occhio più approfondito, in modo da capire chi fa movimenti che aiutano la performance e chi no.

Ci vediamo venerdì alle 14.00 e parleremo invece dei movimenti giusti da fare. Ci vediamo sul gruppo Facebook Stonati per Caso. Se non sei ancora dei nostri … ci devi essere!

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Le migliori canzoni sono semplici

Supponiamo che hai imparato di tutto e di più! Hai un range vocale da paura! Sai fare voce di testa, voce di petto, voci distorte e sovracuti. Stai scrivendo una canzone con la tua band … ma davvero vuoi mettere tutto ciò che sai fare in una canzone?

E’ un errore da evitare come la peste! Purtroppo molti cantanti, per dimostrare che sanno fare tutto, cascano in questo errore. Anche se la “storia” dietro la canzone lo richiede, il consiglio migliore è restare semplici. Canta il necessario, affinché la canzone sia completa.

Tu immagina di dover ascoltare un cantante che, bravissimo, sa fare i sovracuti, bravo eh… ma immagina di ascoltarlo per due ore: BOOOOOM! No, non credo di poter resistere. La testa mi scoppierebbe!

Tutto ciò che si impara nel canto non deve essere sfoggiato così come se fosse un gioiello ma va tirato fuori al momento opportuno, nella canzone opportuna. Sono tecniche che abbiamo appreso e che servono da abbellimento alla linea vocale. Più ne impariamo più abbiamo la possibilità di essere creativi senza limiti, considerando che se la canzone di per sé è già musicalmente ricca, non è necessario riempirla ulteriormente a livello canoro. Dove, invece, la parte musicale resta lineare, tipo nel rap, solitamente suggerisco a chi fa le lezioni con me di aggiungere qualcosina per renderla più melodica (soprattutto per chi non è rapper) e questo permette loro di avere una canzone più vicina al proprio stile. Non a caso, a volte il rapper viene affiancato da una voce che canta la parte melodica.

Come capire se hai messo troppo materiale vocale in una canzone? Ecco alcuni consigli pratici per scoprirlo:

  • Registrati e riascolta: sempre un’ottima pratica per capire dove si sta andando;
  • Chiedi ad un amico che non capisca molto di musica una sua opinione: ti prego però, non diteglielo “non capisce nulla di musica”, non vorrei causare la fine di un’amicizia. In realtà puoi chiedere anche a qualcuno che ha gusti musicali molto lontani dai tuoi. E’ molto utile avere il parere di chi è fuori da quel campo, raccogliendo i commenti.
  • Chiedi ad un amico che capisce molto di musica: accogli tutte le critiche, positive e negative e lavoraci su con una nuova creatività.
  • Modifica e ripeti: una volta che hai pareri, lavora nuovamente sulla canzone con una nuova energia.

Ne parliamo come sempre con nuovi approfondimentim venerdì alle 14.00 nel gruppo Facebook STONATI PER CASO! Se non sei ancora dei nostri, cosa stai aspettando?

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Il cantante semplice…una rarità!

10.000 like sulla pagina di Facebook e poi commentano tua madre e tua sorella…

Questa è la nuova era che distingue i furbastri che pagano per avere un seguito e da chi è semplice e vero con pochi fan ma reali. Tutti bramano successo e fama, magari raggiunti attraverso ciò che si ama fare…ma a che condizioni?

Credo che il concetto di “verità” si sposi bene con il concetto di “semplicità”.

Spulciando sul web ho trovato questa fantastica poesia di Alda Merini che è decisamente associabile all’artista vero che non scende a compromessi. L’artista che fa, produce e crea in nome dell’arte e non solo per il gusto di raggiungere gloria e fama. La poesia si intitola “Semplicità”.

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.

Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.

Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini

Noi cantanti siamo così. Usare la voce e cantare è come mettersi a nudo di fronte agli altri. Il timore di non essere accettati dagli altri ci spinge a crearci un mondo fittizio, dove si finge di essere superstar per il solo scopo di aver più credibilità. Questa finta credibilità, si crede, serva per non essere fraintesi, per non finire alla mercé di chi ha più potere e di chi ci può far salire fino alle stelle o scendere fino alle stalle e in quest’epoca tutta fatta di talent un po’ si cerca questa possibilità.

Conoscere propri limiti è importantissimo. Nel post della scorsa settimana dicevo che “i limiti sono solo nella nostra testa”. E continuo ad essere d’accordo con questa frase ma i propri limiti, e in questo caso parlo di limiti fisiologici dell’estensione vocale, è necessario conoscerli. Come fai a dire “ho un estensione ridotta” se non hai mai provato con la tecnica giusta ad arrivare oltre? Se oggi non riesci a fare una canzone, non è detto che domani non ci riuscirai.

Vai alla ricerca della tua semplicità, diventa un cantante semplice:

  • parti dalle cose di tutti i giorni (senti il fresco sul viso in una mattinata fredda senza lamentarti, focalizza la tua attenzione su tutte le sensazioni).
  • applica questa attenzione profonda anche al canto, senti ogni parola che esce dalla tua bocca e prova piacere per come il suono si mescola all’aria
  • focalizza l’attenzione su ogni respiro e ogni movimento del tuo corpo… sei vivo. Apprezza ogni piccolo gesto semplice e meravigliati come un bambino si meraviglia davanti alle bolle di sapone.

Se vuoi approfondire l’argomento, ci vediamo venerdì alle 14.00 nel gruppo Facebook STONATI PER CASO! Se non sei ancora dei nostri, cosa stai aspettando?

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Parti semplice! Studiare canto in modo pratico e semplice

Prime lezioni di canto ed ecco che nonostante l’adrenalina, iniziamo a pensare che non ce la faremo mai. Iniziamo a pensare che “tutta quella roba lì” di tecnica, movimenti e monitoraggio da fare, non è una cosa per noi. Troppa “roba” da fare tutta insieme.. ma come si fa?

Il cervello inizia a pensare: inspiro, gonfio la pancia e poi… cos’è che devo fare? Ah già, spostando di 45° l’asse terrestre, faccio uscire il fonema “Na”. Intanto in tutto questo pensare, hai già perso il momento buono a causa di una bella e lunga apnea fatta di crucci.

All’inizio, è vero, bisogna rimanere concentrati. Le lezioni richiedono fatica ed impegno ma mi raccomando, non perdere mai di vista il vero obiettivo, ovvero, il recupero di un modo naturale di cantare per permetterti di cantare senza farti male e il recupero della respirazione diaframmatica che già ci apparteneva alla nascita.

Sono tante nozioni tutte insieme e in verità bisognerebbe togliere il troppo e lasciare spazio alla “naturalezza”, aggiungendo nozioni un passo alla volta. Certo da dire è facile, da fare un po’ meno ma hai dei grandissimi alleati che ti possono aiutare a semplificare il procedimento, imparando la tecnica in modo più facile e creativo.

Prima di tutto se frequenti delle lezioni di canto affidati al tuo maestro e assicurati che abbia compreso i tuoi obiettivi e che il suo linguaggio sia a te comprensibile. Personalmente adoro i medici che riescono a staccarsi dai termini tecnici e riescono a spiegare il tutto con parole semplici a chi li ascolta. Se c’è un problema di comunicazione, di sicuro, questo non aiuta l’apprendimento.

Ecco altre cose che puoi fare per partire in modo semplice e pratico nella tua avventura verso il mondo del canto:

  • Allontanare il pensiero che imparare a cantare è difficile. Sfrutta quest’occasione come una grande possibilità per dedicarti a qualcosa di bello e rilassante che ti permetta di crescere a livello personale e di conoscenza.
  • Rendere tutto più fluido nel tuo modo di respirare: ad esempio invece di preoccuparti nell’inspirazione prova a sentire il profumo del tuo piatto preferito e assaporalo e poi dimmi che è successo… sicuramente anche il diaframma ha lavorato correttamente. Piccola avvertenza: se è ora di pranzo questo trucchetto potrebbe causare la classica “acquolina in bocca”, sgradevole per chi deve cantare.
  • Hai presente quell’immagine del cavallo legato ad una sedia di plastica che se ne sta immobile quando in realtà potrebbe fuggire via in qualsiasi momento? Ricordati che i limiti sono nella nostra mente. Datti una possibilità e con molta semplicità accetta ogni piccolo traguardo, senza giudicarti se hai sbagliato.

Se vuoi approfondire l’argomento con qualche trucchetto in più, ci vediamo venerdì alle 14.00 nel gruppo Facebook STONATI PER CASO! Se non sei ancora dei nostri, cosa stai aspettando?

Motivational

Motivational Singing: Assenza di censura

In uno dei passati articoli abbiamo visto uno dei punti per sviluppare la propria creatività. Si trattava della fede nella creatività che ho modificato in fede nella propria voce (eh quante volte la perdiamo!)

Se ti sei perso l’articolo puoi leggerlo qui!

Proprio ieri parlavo con una ragazza (cantante, musicista ed illustratrice) che mi raccontava quante volte sia stata in lotta con la propria voce. Capire dove si vuole arrivare e cosa si pretende dalla propria voce è sempre difficile, l’importante è ricordarsi che la propria voce è unica e bisogna apprezzarla con le sue caratteristiche e le sue sfumature. Forse pretendiamo troppo? O forse la vorremmo diversa in base ai cliché della nostra cultura musicale? Può essere ma come sempre tutto si può migliorare.

Se registri la voce di un bambino di quattro o cinque anni, il bambino sentendosi si riconosce e la sua voce gli piace, così come quando vuole sbraitare dentro al microfono, facendo il sorrisino di uno che si vergogna. Ma continua a riconoscersi. A nove/dieci anni se il bambino sente la sua voce registrata la sente strana. Dai dodici in su la sua voce gli fa proprio “schifo”. Molto probabilmente perché ha maturato certi gusti e certe preferenze musicali e vorrebbe avere la voce dell’idolo del momento mentre tutto il resto non è sufficientemente accettabile.

Questo succede anche agli adulti finché si stufano e decidono di sperimentare e allora si divertono come pazzi a provare a fare dei suoni che non hanno mai fatto prima. Acuti, vocine da cartone animato e di tutto un po’. Alcuni ci riescono e altri no a causa della loro auto-censura.

La censura è in pratica la nostra capacità di (scusate il francesismo) romperci le palle mentre stiamo facendo un’attività. E’ il cattivo metodo di autosabotarsi mentre stiamo cantando. E’ quella vocina che ad un certo punto arriva nella testa e ti sta già dicendo che stai sbagliando il finale della canzone. Già però se a metà della canzone stai già pensando al finale che sbaglierai, stai dando poca importanza a quello che fai e quindi stai già sbagliando.

Daniel Goleman nel suo libro “Lo Spirito Creativo” afferma che “La voce della censura assume forme diverse. Quella interiore è in genere la più scoraggiante, ma c’è anche quella espressa dagli altri, che comprende giudizi culturali fra cui le regole dell’etichetta tese a scoraggiare comportamenti sociali “non convenzionali“. E direi che con questa frase ha vinto tutto.

La voce che sta nella testa può essere anche più cattiva. Ti può dire che non sei all’altezza, che non sei adeguato, che non ce la puoi fare, di lasciare perdere e così via. Le strade che puoi percorrere sono due o lasci perdere quello che fai, con tanta sofferenza perché magari era un’attività che amavi (e più adori fare una cosa più il senso di inadeguatezza si fa sentire) oppure prendi la situazione in mano e la tratti in modo costruttivo cercando di limitare quella vocina cattiva.

Non è una cosa assolutamente facile. Nessuno ha mai detto che sia facile combattere contro le famose “seghe mentali”. Nel momento in cui ti senti insicuro lei torna sempre alla carica quindi devi essere in grado di saperti difendere. Prova a concentrarti su qualcos’altro.

Provo a darti qualche piccolo suggerimento. Mentre canti pensa di essere in un luogo che ti fa stare bene. Pensa al tuo posto felice, pensa a qualcosa di bello, pensa a qualche evento che è accaduto e che ti fa stare bene. Cerca di concentrarti su quello che ti fa stare bene. Se cantare ti fa stare bene non c’è motivo che la vocina si faccia avanti.

Raccogli ogni vocina cattiva e immagina di buttarla fuori dalla porta. Tu non la vuoi mentre canti. Vero?

Con alcuni miei allievi che avevano questo problema è un gioco che facevo sovente (non importa l’età). Se vedevo che ogni loro sillaba era giudicata e stragiudicata gli dicevo di prendere il loro cervello, metaforicamente, e di buttarlo fuori dalla porta, con tanto di gesto e di calcio nel sedere al cervello. Un piccolo gesto che però alleggeriva la situazione.

Non è facile tenere la vocina cattiva lontano da noi, ma se si è liberi da ogni censura, se impariamo a non vergognarci, riusciremo cantare qualsiasi sillaba o dittongo in modo più sereno.

Chiediti: “Cosa penso mentre canto?”, “Mi sto godendo il momento?”, “Sto facendo bene quello che ho imparato?”.

Quando fai gli esercizi non giudicare la tua voce, ma giudica l’esercizio nel complesso. Immagina di avere una telecamera puntata su di te, ma non per fare show; una telecamera per imparare, una telecamera che è in grado di ascoltare le sensazioni e valutare i movimenti del diaframma, del viso. Una telecamera che ti aiuti in modo costruttivo.

Se hai bisogno di una mano a sconfiggere la tua vocina interiore nel canto, per te che stai leggendo questo post ho una sorpresa. Qualche lezione on line con me e ti darò degli strumenti per sconfiggere questa vocina, clicca qui!

Se senti la vocina criticona che arriva, cacciala, ignorala, noi non la vogliamo. Tu non la vuoi! Non censurare la tua creatività!
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