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Tecnica Vocale

Respirazione diaframmatica: proviamoci!

Quando parliamo non pensiamo quasi mai a come respiriamo. Quando dormiamo, avvolti dalle braccia di Orfeo, non pensiamo a come respiriamo. Eppure il nostro corpo è una macchina perfetta. Sa quando deve mangiare, quando deve dormire, sa quando deve respirare.

Con la frenesia della vita quotidiana chi ci pensa più a respirare?

Eppure è fondamentale! Soprattutto per i cantanti. Magari hai già sentito parlare di un certo muscolo chiamato diaframma?

Ma chi lo usa il diaframma? Che cos’è? E come si fa ad utilizzare la respirazione diaframmatica?

La bella notizia è che quando siamo nati respiravamo correttamente con il nostro diaframma (guardate un neonato appena ne avrete occasione, vedrete la pancia che si alza ed abbassa in modo armonioso), la cattiva notizia è che ci siamo dimenticati!

Durante il periodo delle elementari avevamo troppe cose da dire e ci dimenticavamo addirittura di respirare, tanto da arrivare a fine frase senza fiato. Troppe cose da dire, troppe emozioni che ci hanno portato a respirare come i tacchini. Sì, sì come i tacchini! Lo chiamo il respiro del dottore. Quando il dottore ci chiede di fare un bel respiro e ci gonfiamo come dei tacchini, alzando le spalle e il petto.

Ecco la respirazione a tacchino nel canto non funziona, bisognerebbe far intervenire il diaframma, utilizzando quella che, come detto poco fa, si chiama respirazione diaframmatica!

Ma dov’è sto diaframma? Io non ce l’ho!

Fortunatamente c’è. Ce l’abbiamo tutti. Basta prendere qualsiasi manuale di anatomia per vedere la posizione corretta del diaframma e accendere anche ai ricordi di scuola perché è quasi certo che alle medie, avrai fatto senz’altro scienze e avrai studiato l’apparato respiratorio, quindi sai che abbiamo due polmoni. Se invece i ricordi delle medie sono offuscati perché non ti piaceva studiare, beh allora è un occasione per recuperare! 

Bene, al di sotto di questi polmoni c’è il diaframma, un muscolo che separa la cavità addominale da quella toracica. Mi piace pensarlo come una spugna che si abbassa quando prendo l’aria (quindi prendo l’aria, i polmoni si riempiono e si abbassa il diaframma) e si risolleva quando butto fuori l’aria.

Detto in modo più elegante: in fase di inspirazione il diaframma si abbassa, in fase espirazione si alza. Accompagna in sostanza il movimento dei polmoni.

Per sentire che il nostro diaframma al lavoro, ti consiglio di mettere le mani in questo modo: 

Ecco un’illustrazione realizzata dalle mie manine per farti capire meglio come sentire il diaframma…

Nella figura di sinistra, viene appoggiata una mano sul fianco e l’altra sul ventre, in fase di inspirazione sentirò la pancia che si sporge in avanti e un movimento laterale sulla mano appoggiata al fianco. In fase di espirazione sentirò la pancia che rientra. Questo è un ottimo modo per controllare se effettivamente stiamo utilizzando il diaframma.

Nella figura di destra, vengono appoggiate entrambe le mani sui fianchi e in fase di inspirazione sentirò un movimento laterale su entrambi. In fase di espirazione sento che il movimento mi riporta in posizione rilassata. Questa è un ottima posizione per evitare di alzare le spalle. Te ne accorgi subito se stai respirando come il tacchino!

Quale sia la migliore posizione per te devi stabilirlo tu! 🙂 Ho allievi che utilizzano una piuttosto che l’altra durante gli esercizi perché si sentono più sicuri e hanno una migliore percezione! Il mio consiglio è quello in ogni caso di provarle entrambe e sentire quella che per te funziona meglio, ricordandoti di buttare sempre fuori l’aria con la bocca (espirazione)… dopotutto quando canti butti fuori parole dalla bocca o no? 🙂

Man mano inizierete a farci caso che il vostro diaframma lavora per voi…

Povero diaframma. In realtà lui fa già del suo meglio. Quando dormite? Lui lavora.

Quando siete rilassati sul divano a guardare un film? Fateci caso, lui lavora. Sentirete la pancia che va su e giù.

Quando cantiamo? Dovrebbe andare ma all’inizio potrebbe scontrarsi con i mille pensieri e castelli che ci fa il nostro cervello. Nel nostro stato di veglia, interveniamo troppo, con pensieri ed intenzioni, tanto da “bloccare” il flusso naturale della respirazione. Pensateci bene, durante gli esercizi avete fatto molta attenzione al diaframma e in testa vi stavate dicendo “Adesso faccio così, adesso faccio cosà!” Vero? 🙂  E’ assolutamente normale, gli esercizi servono a farlo ripartire… il passo successivo è non intervenire e lasciarsi andare affinché la respirazione faccia il suo corso.

Riprendere ad usare il diaframma, lo dico sempre, è un po’ come andare in bicicletta, impari, non ci vai per trent’anni e quando risali vai un po’ storto ma poi riprendi il funzionamento come un tempo.

Se ti trovi in difficoltà con il tuo diaframma o vuoi qualche dritta sulla tua voce e sul canto, puoi fare qualche lezione con me online! Per te che stai leggendo l’articolo, una proposta speciale! Qui!

Ultima cosa importante. Nel canto, la fase di inspirazione è veloce, dovete essere pronti a cantare, prendere aria in questo caso è diverso da quando si pratica yoga o pilates, in cui abbiamo il tempo di inspirare lentamente. Qui dobbiamo prendere un bel respiro per cantare le parole della nostra canzone, quindi si deduce che il rilascio del flusso d’aria lo controlliamo per una parte noi. Evvai!

Vi accorgerete man mano di quanto si può inspirare velocemente (senza alzare le spalle e utilizzando la respirazione diaframmatica) per poi rilasciare l’aria poco per volta. Vuoi provare? Inspira utilizzando la respirazione diaframmatica e poi soffia come se avessi un filo d’aria che esce dalla tua bocca e conta i secondi che ci impieghi a finire l’aria. Se sei arrivato a 3 secondi è un po’ pochino, forse hai soffiato con troppa decisione oppure hai usato la respirazione in modo non corretto. Se invece sei sui 5-6 si può migliorare. Se sei verso i 10 secondi vai che è ottimo, per essere le prime volte hai già fatto un gran lavoro.

Questo è il primo articolo che riguarda la respirazione, ne arriveranno senz’altro molti altri perché alla base di una buona voce c’è una buona respirazione, quindi state sintonizzati! 🙂

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Leggi anche: “Tipologie di attacco vocale”

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Cultura Musicale

10 canzoni di Natale bellissime!

Siamo nel pieno del periodo natalizio. Ovunque luci, alberi, cappellini rossi e tra i mercatini di artigianato anche il sottofondo musicale che non può mancare, se no che festa è?

Giacomo, il mio bimbo, ha la passione per una canzone di Natale, di cui credo che almeno un milione di visualizzazioni del video, siano nostre! 🙂 Vi svelerò a breve di quale canzone si tratta!

“Se nel mondo vuoi portare la magia del Natale, più forte che puoi devi cantare” – Elf (il film)

Le canzoni di Natale creano un’atmosfera magica e fanno venire il buon umore. Se tutti fossimo di buon umore sai che pacchia e che bel vivere! Anche alle persone un po’ acide… una bella cura di canzoni di Natale.

Ecco qui, quindi, una lista di 10 canzoni che non devono mancare nella playlist di Natale:

  • Jingle Bells Rock:  Eccola qui la canzone incriminata! Il milione di visualizzazioni su Youtube è nostro. Bravo Giacomino! Scritta da Joseph Carleton Beal e James Ross Boothe, interpretata da molti ma ben conosciuta per la versione del 1957 di Bobby Helms (tra l’altro vi consiglio di ascoltare anche i suoi album sono molto carini).
  • Last Christmas: Una bella canzone d’amore natalizia, che è un classicone. Era il dicembre 1984, capelli cotonati sia per lei che per lui e i Wham con la voce di George Michael ci regalavano questa meraviglia.
  • Let It Snow:  con le parole di Sammy Cahn e la musica di Jule Styne, nel luglio (veramente luglio?) del 1945 nasce questa canzone, che ci ricordiamo soprattutto con la stupenda voce di Dean Martin.
  • Rockin’ around the Christmas Tree:  questa canzone per noi degli anni 80 è nota per un famoso film… di Natale, ovvero “Mamma ho perso l’aereo” (titolo originale “Home Alone”). La canzone è stata scritta da Johnny Marks e interpretata da Brenda Lee nel 1958.
  • Run Run Rudolph: inizia come Johnny B. Goode anche se non lo è! Ma l’artista è sempre lui, il mitico Chuck Berry. Scritta da nuovamente da Johnny Marks con Marvin Brodie e uscita per la prima volta nel 1958. La canzone è un dialogo tra i bambini e Babbo Natale in merito ai giocattoli!
  • It’s the most wonderful time of the year: interpretata dalla bellissima voce di Andy Williams, i compositori Edward Pola e George Wyle ci regalavano questo capolavoro nel 1963. La canzone fu inserita nell’album di esordio di Andy Williams ma non fu promossa come singolo. Tuttavia fu utilizzata talmente tanto per il cinema e per la pubblicità che la canzone ha raggiunto ormai una notorietà impossibile da cancellare.
  • White Christmas: è stata scritta  di Irving Berlin (compositore di brani come “Cheek to Cheek”) ed interpretata da Bing Cosby. La canzone è famosissima ed è stata tradotta in molte lingue. Anche noi in Italia abbiamo la nostra versione  dal titolo… “Bianco Natale”.
  • Rudolph the Red Nosed Reindeer: scritta da Johnny Marks (no, dai, non ci credo è proprio un creatore di capolavori natalizi). Ispirata dalla favola di Robert Lewis May, che racconta la storia della nona renna di Babbo Natale che salva il Natale grazie al suo naso rosso che si illumina, la canzone è uscita nel 1949 ed interpretata dall’attore e cantante Gene Autry.
  • All I want for Christmas is you: quante e quante di vi hanno cantato, urlato e sbraitato questa canzone? Interpretata da Mariah Carey e scritta a quattro mani con Walter Afanasieff, la canzone è uscita a Novembre 1994. E’ stata successivamente anche da altri astisti di cui sicuramente è da ricordare la versione di Michael Bublé.
  • The magic of Christmas Day: questa canzone fa parte del “lato b” dell’album “These Are Special Time” di Céline Dion uscito nel 1998. La canzone un po’ meno conosciuta rispetto alle altre ma è  sicuramente una perla sia per la musica che per l’interpretazione.  Da cantare a squarciagola!

Bene, spero che abbiate trovato qualcosa di carino nelle canzoni che vi  ho proposto ma soprattutto se avete consigli su canzoni di Natale siete i benvenuti e scrivetele nei commenti. La cultura musicale…natalizia… è molto importante!

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Motivational

Motivational Singing: Fede nella propria voce

title: Motivational Singing

Un giorno parlavo con una mamma che mi diceva che lei avrebbe sempre voluto cantare ma aveva accantonato questo suo sogno per lungo tempo. I motivi per cui accantoniamo una nostra passione sono i più svariati tra cui il tempo, la paura, l’insicurezza. Proprio queste ultime due, paura ed insicurezza, sono quegli elementi che ci bloccano, anche solo quando proviamo un esercizio di canto. Tutte le accezioni negative del tipo: “Non ci riesco!”, “Non ce la farò mai”, sono tutti pensieri che portano a fallire quello che stiamo facendo.

Leggendo “Lo Spirito Creativo” di Daniel Goleman, ho trovato degli spunti molto interessanti applicabili anche al canto e al nostro essere mentre ci dedichiamo a questa attività. Goleman ci da quattro strumenti per sviluppare la nostra creatività e il canto ha veramente bisogno di creatività e di sperimentazione per poter provare suoni che non hai emesso prima ci vuole davvero fantasia.

In pratica, Goleman, individua quattro strumenti, molto potenti, che ci permettono quindi di sviluppare la creatività. Vediamoli:

  • La fede nella creatività;
  • L’assenza di censura
  • L’osservazione precisa
  • Le domande penetranti.

Oggi vediamo la fede nella creatività ma la trasformiamo in fede nella nostra voce. Tante ma tantissime persone partono con le lezioni di canto moderno sul piede di guerra contro la loro voce. Poverina, che avrà mai fatto? La fede deve essere ragionevole, nel senso è giusto dire: “Ok, sono venuto a lezione perché devo imparare ad educare la voce” ma vi assicuro che anche il lato opposto, ovvero colui che invece è troppo convinto di avere una voce perfetta, che ha una vera propria adorazione per la propria voce, è il male assoluto.

Quello con la voce “perfetta”  non ci interessa oggi, vediamo invece perché invece un po’ di fede nella nostra voce dovremmo averla. Prima di tutti è un potentissimo mezzo di comunicazione, la usiamo per parlare, cantare, ridere, piangere, gridare. La usiamo per tutto. Ci permette di trasmettere i nostri stati d’animo senza doverci pensare. E’ una cosa così naturale che nemmeno ci facciamo più caso, anche se a ben vedere quando un bambino inizia dire le prime parole siamo attentissimi! …Poi ci dimentichiamo! L’altro punto fondamentale è che la nostra voce è unica! Non ne esiste un’altra uguale, può essere simile, vedi gli imitatori che riescono a rendere simile la loro voce ad altre, simile… non uguale. La tua voce è unica, il tuo timbro è unico perché la scatola che la contiene (il tuo corpo) è unico.  E allora perché ogni tanto la prendiamo in odio?

Se già ti stai facendo mille castelli e mille “paturnie” in testa è perché davvero ci tieni. Noi che amiamo cantare, amiamo esprimerci attraverso il canto ma dato che la voce ce l’hanno tutti è il primo elemento che viene criticato musicalmente parlando e a volte anche senza la parola “musicalmente”. Es. cantante professionista canta e Peppino, che ha sempre cantato sotto la doccia, critica la tecnica vocale senza saperne niente.

Queste critiche fanno male, altroché se fanno male. Ci buttano giù tanto che quando apriamo la bocca la volta successiva abbiamo sempre il tarlo di Peppino (per non chiamarlo in altri modi) che è lì presente, finché non ce ne liberiamo.

Stesso tarlo ovvero pensiero costante, quando cantiamo una canzone e ci fissiamo su una nota, magari proprio quella nota alta che non riusciamo a raggiungere o magari quell’attacco difficile. E allora parti a cantare la canzone pensando continuamente al minuto X dove incontrerai l’ostacolo. Fermati!!! Se stai già pensando all’ostacolo vuol dire che stai già cantando male tutta la parte prima perché non gli stai prestando la giusta attenzione. 

E’ difficilissimo liberarsi di questi pensieri, ma si può .  Ci dobbiamo focalizzare su altri pensieri, altri punti di forza.  Oggi parliamo di “fede nella voce”.  La nostra voce è un amica su cui dobbiamo far affidamento senza doverci pensare, ci di dobbiamo fidare. Il nostro cervello, invece è un po’ più dispettoso.

Seguendo quello che ci propone Golemam in merito alla fede nella creatività, ecco qui le risorse interiori che abbiamo a disposizione e che ci dimentichiamo di avere:

  • Intuito: lasciarsi guidare dall’intuito, se quella canzone non viene perfettamente come quella del cantante originale, forse dovresti provare a metterci del tuo. Quella canzone è stata scritta per quel cantante e non per te. Prova a lasciarti guidare dal tuo intuito, magari ti arriva un lampo di genio che ti permette di creare una cover migliore della canzone originale.
  • Volontà: se non c’è volontà, puoi chiudere baracca e burattini perché senza la volontà di mettersi a fare gli esercizi e di volersi migliorare non si va da nessuna parte. Senza la volontà non si è in grado di sormontare in grado di sormontare i piccoli problemi e gli ostacoli che potremmo incontrare nello studio del canto.
  • Gioia: ricevere piacere dall’attività che stai facendo e godersi la ricompensa, che applicata al canto potrebbe essere intesa, godersi ogni respiro e la melodia che ne viene fuori, rilassandosi ed essere felici perché abbiamo un voce con cui poterci esprimere.
  • Coraggio: è la prima delle risorse che ci permette di superare la paura e le critiche che tentano di fermarci. Travolgile con il coraggio, prenditi i tuoi rischi senza vergogna. I geni creativi sono tutte persone che non si sono “autocensurate”… (adesso ci arrivo!).
  • Comprensione: è quella “che ci permette di collaborare con gli altri e apprezzare i loro sforzi”, dice Goleman,  ma non solo anche i propri sforzi, aggiungerei. Quante volte i nostri cliché culturali (di bellezza vocale) ci hanno fatto odiare la nostra voce  e nonostante l’esercizio vocale, che non era uscito malaccio, abbiamo dimenticato di “celebrare” il nostro piccolo traguardo raggiunto? Se siamo in grado di comprendere gli errori e trovare una soluzione per risolverli, la comprensione è quella che ci permette di zittire la voce dell’autocensura che scoraggia l’assunzione del rischio.  No, no, non ci sono scuse! 🙂 Basta scuse!

Prendiamo queste risorse e applichiamole alla prossima canzone che canterai. Invece di pensare al punto difficile o alle critiche di Peppino, che continuerà a cantare sotto la doccia, chiediti:

  1.  Sto sperimentando abbastanza su questa canzone? Cosa posso fare per migliorarla o modificarla? (risvegliamo l’intuito e la volontà).
  2. Sono felice mentre sto cantando? Come mi sento mentre sto cantando? (risvegliamo la gioia).
  3. Adesso prendo e mi metto a cantare ovunque io sia… supermercato, scuola, lavoro… Non ti nascondere! (risvegliamo il coraggio).
  4. Mi sto lasciando andare veramente? Sono un tutt’uno con la musica? (risvegliamo la comprensione)

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Freelance Mom

Freelance mom: alzarsi alle 5.30 per fare tutto!

FREELANCE MOM

Bel titolo vero?

Care mamme freelance, c’è da farsi un mazzo tanto!

Vi è mai capitato di vedere quelle pubblicità nei banner dei siti internet con bellissime foto finte dove le mamme felici che lavorano al pc con i loro bambini in braccio? Bellissimi fake, vero?

Giacomo ormai cammina ed è un ribelle, in braccio ci sta ma per poco e quando sei al pc il desiderio di toccare tutto quello che è sulla scrivania è più forte! E’ affascinato dagli evidenziatori, dalla calcolatrice, per non parlare dei tasti del computer

Il mio lavoro è un po’ particolare! Quando effettivamente devo registrare una canzone in studio per un cliente, non posso portarmi dietro il bambino, per questo devo essere super organizzata e pronta all’imprevisto, che sia un mio malessere o purtroppo anche un suo.

Ho messo un “recinto” nel mio ufficio. Aspetta, mi spiego meglio. Non è proprio un box, è un recinto colorato su dei tappetini colorati. Insomma un bel posto. Mi sono detta: “Così i lavori di promozione e social li posso fare mentre lui è lì che gioca…”  Niente da fare! Se lo metto lì dentro e non sto a guardarlo, inizia a sbraitare e a traslocare tutti i giochini fuori dal recinto.

Sono passata ad un’altra soluzione, molto più drastica. La sveglia alle 5.30.  Calcolando che si sveglia più o meno intorno alle 7.30-8.00, ho tempo due ore per fare colazione da tranquilla, prendere il pc e fare tutte quelle attività che sono impossibili durante il giorno, ovvero: procacciare nuovi clienti, scrivere sui social, scrivere i post-blog, vedere i nuovi progetti, ascoltare le nuovi canzoni da imparare ecc. Non solo, se ho un attimo di tempo inizio a tagliare le verdure per il pranzo perché bisogna ottimizzare! Quest’orario è ottimo anche perché lavoro molto con clienti che sono a fusi orari differenti e così abbiamo la possibilità di sentirci.


Sai che ho studiato un programma dedicato alle mamme che desiderano cantare?

Si chiama Un’ora d’Aria! Clicca per maggiori informazioni!


Ovviamente tutto ha un prezzo ed ecco qui i miei personali pro e contro della sveglia presto:

PRO

  • Riesco a fare veramente un sacco di cose in più;
  • Nel silenzio della casa riesco a ragionare meglio;
  • Ho tempo per correggere gli errori;
  • Quando si sveglia il pupo non ho la preoccupazione del lavoro da fare (perché bene o male ho quasi fatto tutto, se mi impegno).

CONTRO

  • “Quando finirà la giornata?”;
  • Verso mezzogiorno inizi a sentirti una larva;
  • Vita sociale alla sera pari a zero e non si vede l’ora di andare a dormire.

Un’altra cosa positiva che aggiungerei al fatto di alzarsi presto è sicuramente che il metabolismo ne ha giovato. Ho perso anche un paio di chili, così dal nulla. In realtà credo che presa dal fatto di alzarmi presto e dalle attività, ho perso l’ossessione per la bilancia, che si sa dopo una gravidanza, la voglia di smaltire le “ciccette” è irresistibile.

Sono quasi arrivata ad un mese di questa nuova routine e posso dire che funziona. E’ una cosa che fa per me. Quando poi Giacomo si sveglia ho meno preoccupazioni e facciamo colazione insieme (un’altra colazione? Eh, ma io ho fame!). Il mattino generalmente lo passiamo sempre insieme e se il tempo lo consente ci facciamo una passeggiata fuori. Nel pomeriggio sta con la nonna e nel frattempo io mi dedico ai clienti, ai lavori e alle lezioni di canto con i miei studenti.

Le giornate volano ma devo dire che inizia a piacermi questa routine. Ovviamente se il bimbo ha fatto capricci notturni mi concedo una mezz’oretta in più al mattino ma in linea di massima, il mio corpo ha già deciso di ascoltare il suo orologio interno e quindi a volte mi sveglio prima del trillo della sveglia.

Avete mai provato ad alzarvi presto? E voi mamme, come vi organizzate?

Credo che come tutte le cose sia questione di abitudine. Di sicuro come sempre creare una nuova abitudine non è semplice ma bisogna avere pazienza e la routine diventerà quasi… normale.

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Cultura Musicale

La libreria musicale: riflessioni e ricordi

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Ricordo che nella mia vita ho avuto i miei vari periodi musicali. Attualmente canto rock e blues ma la mia “formazione canora” l’ho fatta su altri generi. Non c’era internet al tempo quindi ascoltavi quello che potevi dalla radio tenendoti pronto a registrare sulla cassetta nel mangianastri. Quando trovavi il tuo artista preferito e premevi REC era un po’ come aver vinto alla lotteria! Ci facevamo delle compilation intere che ascoltavamo con il walkman. Le batterie non bastavano mai e la voce del cantante si trasformava in quella di un demone dell’inferno… Il nastro rallentava e niente, fine. Non esistevano Power bank. Le batterie erano le classiche stilo. Non potevamo permetterci di comprare i dischi. Le musicassette costavano sui 20.000 lire e poi con l’avvento dei Compact disc e dell’euro i prezzi della musica sono lievitati.

Oggi in famiglia acquistiamo ancora CD. Mio marito ne ha proprio il culto. Abbiamo una libreria musicale, un mobile pieno di CD che il nostro bimbo punta sempre. Alcuni li abbiamo dovuti spostare. Se si butta un occhio alla nostra libreria è facile pensare che siamo dei pazzi…. ma a noi la musica piace! Passiamo dall’heavy metal alle canzoni popolari, dal blues al rock, dal jazz al rockabilly.

Al giorno d’oggi non si ha più tempo di ascoltare! La musica si sente! Si sente solo! Non diamo tanta importanza all’artista, non diamo importanza al fondello che si  è fatto per creare quella musica. Non sappiamo cosa c’è dietro la produzione di una canzone.

Alcuni dicono “La musica è di tutti”. Per me non è proprio così. La musica è fruita da tutti ma non è tua. E’ dell’artista che disperato perché la ragazza l’ha lasciato, ha scritto un brano per sfogare il suo dolore. E’ del musicista che ha messo il suo cuore nelle note che si susseguono l’una con l’altra. E’ dell’artista che si è fatto ore e ore di sala prove per trovare il giusto sound, che è stato vigile in tutte le fasi della produzione della sua canzone o del suo album. E’ quello che ha dato fiducia al suo progetto e ha tirato fuori il “grano” (cit. Montemagno) per pagare SIAE, grafiche e duplicatore per il suo CD.

Abbiamo una grande fortuna oggi. Internet ci permette di ascoltare tutto. Talmente tante informazioni che per gli artisti catturare quei dieci secondi della tua attenzione è come riuscire finalmente a dire “Ehi, aspetta ho qualcosa da dire!”.

A tutti gli artisti in ascolto, non abbiate timore. Il vostro ascoltatore è dall’altro capo. La concorrenza è tanta, i disturbatori pure ma coraggio e pazienza sono le armi migliori per far ascoltare la vostra musica. Non abbattetevi dietro ad un commento sgradevole, i leoni da tastiera sono tanti e quando li prendi dal vivo sono agnellini o pecorelle. Non piangetevi addosso se qualcosa va storto, rimboccatevi le maniche e fate vedere che voi qualcosa da dire lo avete.


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Dico queste cose perché sono passati tanti anni o meglio, ho tanti anni sulle spalle e quello che dico sempre alle giovani ragazze a lezione è che non è necessario diventare famosi per fare questo lavoro. Ci sono musicisti e cantanti che fanno questo di professione e non incassano i cachet di altri artisti molto più famosi, ma comunque fanno questo di mestiere. Turnisti, session musicians e session singers… ce n’è per tutti i gusti. Certo un po’ di fama non fa schifo ma questo perché ti permette di avere più valore sul mercato e puoi alzare l’asticella del cachet. La sola fama non ti aiuta a pagare le bollette.

Personalmente non diventerò molto famosa ma passata una certa 😀 non è poi così importante perché capisci che quello che ami fare lo stai già facendo e che hai rivoluzionato la tua vita per arrivarci. Quindi comunque vada… si può! Non diventerò ricca per i concerti, non diventerò ricca per le vendite degli album (che tra l’altro se volete ascoltare oltre i dieci secondi eccolo qui “Revenge of Souls”), non diventerò ricca  ma finché avrò voce continuerò a cantare!

E tu? Hai trovato il tuo coraggio?

 

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Tecnica Vocale

Voce: classificazione delle voci femminili

“Mi ricordo la prima lezione di canto, anni or sono, in cui convinta di essere un soprano scoprii di essere un contralto. Così mi disse l’insegnate al tempo. Ci rimasi un po’ male perché per me le note acute erano belle e rispecchiavano il mio idolo di allora (Celine Dion) su cui mi ero allenata parecchio. Con il tempo e la nuova consapevolezza ho scoperto cosa potevo fare con quello che madre Natura mi aveva donato!”
Mara, 2010 – VLog

classificazione-voci-femminili

Ma cosa significano queste parole? Soprano? Contralto?

Siccome nel mondo classifichiamo e cataloghiamo tutto, anche le voci vengono classificate in sottogruppi che corrispondono a determinati range vocali (ovvero dalla nota più bassa a quella più alta che una voce può emettere).

Vediamo come vengono classificate le voci femminili:

  • Soprano
  • Mezzo soprano
  • Contralto

I soprani sono quelli che raggiungono le note più acute mentre i contralti si dedicano alle note gravi.

Ovviamente siamo tutte diverse e infatti la voce che è univoca per ogni individuo dipende dalla conformazione fisica e della laringe. Chi ha la laringe stretta e le corde vocali corte generalmente ha la voce acuta. Chi invece ha la laringe larga con corde vocali lunghe avrà la voce più grave.

Attenzione! Non è detto che se sei soprano non potrai mai cantare le note gravi e viceversa, anzi lo potrai fare, con la consapevolezza che il tuo range vocale però è un altro. Generalmente diciamo che ad un soprano saranno più confortevoli le note acute mentre al contralto le note gravi, ma ciò non significa che non possano fare queste note.

LA RIVELAZIONE

La rivelazione è che nella musica leggera (che comprende tutto quello che non è classico) questa distinzione tra le voci poco importa. Questo perché nel canto lirico esistono repertori per ogni classificazione ed è per questo che è necessario sapere a quale classificazione si appartiene, appunto perché il metodo di canto non richiede microfoni ed amplificazione ed è quindi necessario che tutte le note possano essere udite.

Noi fortunelli del microfono non abbiamo questo problema, anzi, a volte possiamo osare e spingerci a fare una nota ai limiti del nostro range vocale (quindi più sottile e poco udibile) grazie all’amplificazione tecnologica. Della serie … tanto esce!

Per stabilire il proprio range vocale è necessario fare una prova sulla nota più bassa e sulla nota più acuta che si riesce a raggiungere. Il mio consiglio è di non provarci se siete principianti. Mamma mia quanto sono cattiva. No, non sono cattiva! E’ che se non sai usare bene il diaframma e una respirazione corretta succede che per raggiungere la nota alta spingi, così come per quella bassa e sarebbe un risultato “fake“. La bella notizia invece è che se inizi ad utilizzare una buona respirazione potresti anche andare oltre alla nota che ti sei prefissato…ovviamente tutto nei limiti del range che mamma Natura ti ha donato!

Vediamo allora come sono questi range vocali delle voci femminili.


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IL RANGE VOCALE: SOPRANO

Il soprano e le note acute… aaaaah! C’è una bella barzelletta da orchestra, a me fa sempre ridere.

"Qual è la differenza tra un soprano e un piranha?... il rossetto!"

A parte gli scherzi, ecco qui di seguito il range vocale del soprano e se qualcuno ve lo chiedo si dice “soprano” e non “soprana” 🙂

L’estensione del soprano va generalmente da do3 al do5. Questo è da intendersi come estensione che viene utilizzata nel repertorio, non estensione effettiva della voce che come detto prima può variare da persona a persona. Il mondo è bello perché è vario! 🙂

IL RANGE VOCALE: MEZZO SOPRANO

Il mezzo soprano se ne sta buonino lì in mezzo. Ci sono tantissime artiste che sono dei mezzosoprano e in diversi generi musicali.
L’estensione del mezzo soprano va generalmente da la2 al si♭4. Questo è da intendersi come estensione che viene utilizzata nel repertorio, che a volte può andare anche oltre il si♭4. In ogni caso non è da intendersi come estensione effettiva della voce, ma come note comode del cantante.

IL RANGE VOCALE: CONTRALTO

E’ la voce con il range più basso per quanto riguarda le voci femminili. Piccola curiosità: veniva utilizzata in passato al posto del contraltista che in pratica era l’uomo castrato (ohibò), definito anche cantante evirato,  che cantava nello stesso registro.

L’estensione del contralto va generalmente da fa2 al sol4. E’ una voce molto rara e l’estensione indicata dal repertorio è riduttiva perché i contralti possono estendersi sia verso le note alte del pentagramma, così come in quelle basse.
Ecco, ora sai come vengono classificate le voci femminili. Se hai dubbi o qualcosa da chiedere o qualcosa da aggiungere, scrivi nei commenti! 🙂

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Cultura Musicale

Halloween: musica da brivido – top 5

Ci siamo! Arriva la notte più terrificante di tutto l’anno!

Halloween!

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Ma che cos’è Halloween? Bè di sicuro non è una festa italiana, non è una festa religiosa e non è una festa tutta rose e fiori!

Halloween è una festa di tradizione celtica che è stata fatta propria dagli Stati Uniti in una versione decisamente più macabra e commerciale. Nella versione americana, adottata poi in diversi Paesi, l’usanza è quella di sfilare con costumi di mostri, fantasmi, vampiri e altre creature della notte e bussare di porta in porta per il famoso trick-or-treat (dolcetto o scherzetto). La festa dedicata all’occulto e alla morte ha un suo simbolo, una sorta di mascotte, la zucca! A volte intagliata con sogghigni spaventosi la zucca è sempre lì in agguato, illuminata da una candela.

E se siete pronti per “festeggiare” Halloween (ovvero la notte delle lumere in italiano, forse è meglio continuare a chiamarla Halloween), allora dovete prepararvi anche agli spaventosi film horror ma soprattutto alle loro inquietanti colonne sonore.

Ecco qui una bella top 5 delle musiche più spaventose di tutti i tempi, senza numerini perché sono veramente tutte al top!


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Suspiria (1977)

La colonna sonora del film “Suspiria” di Dario Argento è stata realizzata dalla band Goblin, band scelta proprio per le sonorità un po’ inquietanti in un contorno progressive rock. L’omonima traccia “Suspiria” è uscita sul lato B di “Blind Concert“.

Vuoi ascoltare? Sei sicuro?


Profondo Rosso (1975)

La colonna sonora di “Profondo Rosso”, un altro capolavoro di Dario Argento è realizzata dalla band Goblin, un gruppo musicale rock progressivo italiano. Profondo Rosso è anche il loro primo album nonché primo successo. La colonna sonora era stata realizzata sulle musiche del pianista jazz Giorgio Gaslini. Gaslini e i Goblin si divisero la composizione sul disco: sul lato A i Goblin con “Profondo Rosso“, “Death dies” e “Mad puppet“, sulla facciata B, Giorgio Gaslini inserì “Wild Session“, “Deep Shadows“, “School at Night” e “Gianna“).

Profondo rosso? Vuoi ascoltarlo? Sicuro?


L’esorcita (1973)

Film diretto da William Friedrik, tratto dal romanzo di William Peter Blatty (che si occupò anche della sceneggiatura). Ragazzi, giuro un film che io non riguarderò mai più! Una strizza! I dettagli di questo film sono una cosa allucinante, così come la sua colonna sonora. Il tema musicale è “Tubular Bells” dall’omonimo album di Mike Oldfield, ma la colonna sonora si completa con le composizioni di Krzysztof Penderecki e Krzysztof Penderecki.

E’ veramente inquietante? Vuoi sentirla davvero?


Silent Hill (2006)

Il film diretto da Christophe Gans, prende origine al primo capitolo della serie di videogiochi realizzati da Konami, nonostante la storia poi sia differente ma rimane fedele sui tratti dei mostri, delle ambientazioni e della colonna sonora. Akira Yamaoka, polistrumentista e compositore è il creatore delle colonne sonore dei vari episodi dei videogiochi che sono poi state unificate in unica colonna sonora per il film. La cosa molto interessante è che il compositore Yamaoka non ha mai guardato le scene dei videogiochi per comporre. La colonna sonora è nata in modo indipendente. Tornando alla colonna sonora del film, piccola curiosità è anche presente il brano “Ring of Fire” di Johnny Cash unica traccia, a differenza delle altre, che non sia stata rimaneggiata.

Sei pronto per sentirla?


Rosemary’s Baby (1968)

Film di Roman Polański, con una colonna sonora orchestrale che contorna le scene di una storia inquietante. Compositore della colonna sonora è Krzysztof Komeda musicista e compositore di origini polacche. Komeda è stato il compositore di colonne sonore per altri film del genere horror.

Vuoi ascoltare? Sei sicuro? Sì, non ho paura!


Spero che siate entrati nel mood di Halloween con questa top 5, a meno che qualcuno non sia svenuto dalla paura!

Devo ringraziare Daniele Pelliccioni (esperto di film horror, colonne sonore, compositore e batterista degli Oniricide) per i preziosi suggerimenti sulle soundtracks da ascoltare.

Non amo particolarmente i film horror perché sono una che ci pensa ancora nei giorni successivi e “I have a phobia that someone’s always there” citando gli Iron Maiden in “Fear of the Dark”. Infatti è stata durissima ascoltare le colonne sonore senza un po’ di strizza.

Buona festa di Halloween e alla prossima!!!

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Cultura Musicale, Motivational

10-10-10 e Lode – percorso gratuito 2019

ISCRIVITI SUBITO!!!!

Questa volta l’ho combinata grossa! Le vacanze aiutano a rilassarsi e tranquillizzarsi… ma il mio cervello è stato sempre operativo. Quello che ne è venuto fuori è a dir poco inquietante ma vi assicuro che ci sarà da divertirsi.

Ho ideato un percorso che si chiama 10-10-10 e Lode. Inizialmente il mini corso era per  sole 10 persone,  della durata di 10 giorni per raggiungere un bel 10 e lode con la propria canzone preferita.

Ho scelto il numero 10 per tanti motivi! Il 10 è il numero dei campioni, il 10 e lode piace a molti e se mi aggiungo io al gruppo siamo in 11 che è in assoluto il mio numero preferito. Ora invece ho deciso di aprire l’accesso al corso per tutto l’anno e senza limiti di persone iscritte. Ti puoi iscrivere quando vuoi e come vuoi! Qui.

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Che cos’è questo programma?

E’ un fantastico percorso (ripeto) GRATUITO. Riceverai ogni giorno per dieci giorni una mail nella tua casella di posta con un un link ad un video e un’attività da svolgere per migliorare la performance della tua canzone.

Per chi?

Dedicato a chi è principiante o a chi ha già un po’ di esperienza e desidera condividere un po’ della sua voce con noi.

Che cosa faremo?

Ogni partecipante sceglierà la sua canzone preferita e cercheremo in dieci giorni di renderla migliore sia a livello canoro che a livello di performance imparando qualche segreto del mestiere che aiuta sempre.

Dove?

Ovviamente Online… 🙂 Puoi farlo con i tuoi tempi e scrivermi se hai dubbi. Se hai un account di Facebook  meglio ancora perché condivideremo un gruppo nel quale risponderò alle vostre domande.

Quando?

Ora…. per sempre!

Quanto costa?

Assolutamente niente! Il percorso è gratuito!

Se pensi che questo percorso possa interessare a qualche tua amica o qualche tuo amico, condividilo con loro, oppure buttatevi insieme in questa avventura.

ISCRIVITI, E’ GRATIS!

Cultura Musicale

Aretha… voce meravigliosa!

In questi giorni si parla di Aretha Franklin, una delle migliori cantanti soul, gospel e blues, che purtroppo è in condizioni di salute molto gravi a Ditroit. La famiglia ha chiesto preghiere e privacy…

Chi è Aretha? Beh, per chi non la conoscesse è un’artista a tutto tondo, grande cantante, cantautrice, produttrice e compositrice. Una voce stupenda, in grado di farti volare sulle note di canzoni romantiche come “Natural Woman” oppure di darti la carica con la grinta vocale e il female power di “Think” (nota canzone presente anche nel film “The Blues Brothers”).

Molte cantanti pop hanno fatto cover dei suoi brani…ma ragazzi diciamoci la verità, lei è unica!

Nata a Memphis nel 1942 ha sempre accompagnato la sua voce con un ottimo utilizzo del pianoforte. Il suo soprannome? Ovviamente “The Queen of Soul” oppure “Lady Soul”.

Aretha è nota non solo per le sue grandi doti vocali ma anche per la produzione di musica (dal soul al blues, dal azz al rock), che le ha garantito la vittoria di ben ventuno Grammy Awards. E non poteva mancare la sua presenza nella Rock and Roll Hall of Fame. Infatti nel 1987 è stata la prima donna ad essere inserita nel famoso museo di Cleveland.

Nella classifica dei 100 artisti più grandi della storia, stilata dalla rivista Rolling Stone, si aggiudica un quinto posto mentre nella classifica dei 100 più grandi cantanti si aggiudica indiscutibilmente un primo posto.

aretha

Una delle più belle collaborazioni è sicuramente quella con il grandissimo Otis Redding con la canzone “Respect”  che diventò l’inno dei movimenti femministi e dei diritti civili.

Altri brani oltre a “Think“, “Respect” e  “You make me feel like (a Natural Woman)” sono “Chain of Fools“, “Baby I love you” e fantastiche cover come “Say a little pray for you” o “Somewhere Over the Rainbow“.
Non ci resta che fare un grande augurio ad Aretha perché ritorni a risplendere di salute e in tutta la sua grinta and… I say a little pray for you…
aretha youtube say a little pray for you


 

Motivational

Ascoltare storie di una vita

Il Sig. Angelo è ospite in una casa di riposo dove svolgo settimanalmente attività musicale. L’ultima volta, durante l’incontro, metto in ascolto il Valzer Corinto. Mentre Elide, che non può stare ferma al suono di questo valzer, balla scatenata facendosi accompagnare dal girello (pochi lo sanno ma lei era ballerina e ha vinto parecchie bandiere nella sua vita), Angelo, seduto sulla sedia a rotelle, inizia ad accennare un movimento con le mani. Lo guardo attentamente, non l’aveva mai fatto prima. Ogni tanto quando sentiva una canzone della sua gioventù scoppiava in lacrime. Talmente forte era l’emozione che non trovavo parole per consolarlo e il silenzio mi sembrava l’unica risorsa!

Alla fine del brano gli chiedo: “Angelo ma ho visto che muovevi le mani come suonassi una fisarmonica… la suonavi?”. Lui mi risponde con voce spezzata: “Si ma ora sono vecchio!” e scoppia in lacrime.

Angelo è nato nel 1923, di cose ne ha viste tante, di storie da raccontare ne ha tantissime e ogni tanto mi faccio raccontare qualcosa. Lo faccio con tutti i miei “nonnini”. Ti raccontano del viaggio di nozze, del lavoro che facevano, di quello che hanno vissuto. Per loro raccontare è importante per non dimenticare chi sono stati e chi sono.

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“Angelo, ma suonavi in un orchestra?” e lui: “Sì, suonavo nelle sale da ballo ma a volte anche per gli amici!”. E allora gli faccio una domanda. Sapevo che ogni tanto i musicisti in passato li mettevano a suonare seduti sul tavolo perché così la musica si sentiva meglio e tutti potevano ballare, e lui: “Sì sì, mi mettevano sul tavolo e io suonavo… ma ora sono vecchio”.

“Angelo, non sei vecchio, sei solo nato prima e hai tante storie da raccontare!”

Lui mi sorride…